Le Roe Marenche
Scopri le principali rotte che collegavano la costa Ligure di Ponente e il basso PiemonteIl concetto di "Roa Marenca"
Citata anche come marenga, marenca, marinca nel periodo medievale, indica la strada roa o roata, dal latino ruo-ruere, rotolare lungo un percorso; da cui anche ruina, ruinoso, rovina, rovinoso che ne fa intuire il pericolo di percorrenza. Stessa radice per il francese rue, route, il nizzardo antico rua, il dialetto locale ruea, ruera, rua, roa e roà.
Tutti modi per indicare una strada, non necessariamente rotabile, ma un pò perigliosa. Marenca è un uso consueto nelle valli, meno sulla Riviera, un aggettivo che significa verso o dal mare. I toponimi derivati si sprecano specialmente nel Cuneese: Roamarenca, Roapiana, Roatta, anche come cognomi: Ròa, Roatta, Roattino. Solo in pochi casi, ancora oggi, è usato come nome storico specifico: la via Marenca di Rezzo, di la Brigue o la frazione Roa Marenca di Montaldo di Mondovì, la valle Marenca di Saliceto. Sono toponimi che offrono preziose testimonianze del passaggio di antiche strade.
Ancora oggi una via del sale ha valenze esotiche e attrae i clienti del settore turismo e outdoor. Alcune Roe Marenche erano molto utilizzate per il trasporto di questo minerale (come nella Val Roia, oggi Roya) proveniente dalle saline della Costa Azzurra, ma in realtà vi si trasportava di tutto, compreso lo scambio di abitudini, di animali, di lavoro e quindi di cultura. Questo, alla lunga, è ancora oggi il vero valore delle Roe Marenche.
Roa dei Banditi e Via Marenca
Nava è una frazione di Pornassio (Imperia) e il suo “colle” a 934 m era un punto ideale di passaggio e di controllo. Qui sono ancora ben conservati cinque forti costruiti dai Savoia tra il 1870 e il 1888, ed ebbero parte attiva anche nelle due guerre mondiali. Per sfuggire ai controlli di questo passaggio, ancora oggi, ci sono diversi sentieri che l’aggirano a oriente sulla Colla San Bernardo, Monte Bellarasco, per scendere a Pornassio sull’attuale SS28.
Occorre dire che questo tratto era storicamente in mano alla Repubblica di Genova e il passaggio dei Savoia era controllato e difficoltoso. Si comprende allora come fossero possibili diverse varianti, da cui l’appellativo di Roa dei briganti o Contrabbandieri, certamente poco sicura per tutti: piemontesi o genovesi che fossero!
Pornassio, Pieve di Teco, Caravonica, Chiusanico e Pontedassio erano e sono le tappe di questa Roa percorsa da carovane di muli. Ancora oggi si notano in questi centri le larghe porte delle stalle, le osterie poste lungo la Roa Via principale di questi borghi. Sul territorio dell’attuale provincia di Imperia, sia lungo i crinali intervallivi che a fondovalle, si trovavano diverse Vie del Sale: fra queste la rinomata Via Marenca, che collegava Imperia – Oneglia con i paesi delle valli Impero e Maro fino ai borghi del Monregalese.
La Via Sonia di Montagna
Vuoi per le confuse vicende storiche, vuoi per l’orografia questa direttrice e le sue varianti sono fra le più conservate delle Roe Marenche. Secondo alcuni storici è il tratto montano della Via Sonia da Bene Vagienna ad Albenga.
Il percorso che fiancheggia il fiume Neva probabilmente non fu utilizzato appieno per via dei contrasti fra Genova e i Savoia che avevano un loro territorio enclave a Oneglia (Imperia). Per questo motivo i piemontesi savoiardi preferirono per lungo tempo deviare su Ormea-Colle di Nava-Oneglia.
Vicoforte, la città del Santuario con la cupola ellittica più grande del mondo e la sua fiera mercantile da oltre 400 anni celebrata l’8 settembre (giorno della Natività di Maria), è stato ed è il “casello” iniziale della Roa Marenca delle Valli di Vico fino a Garessio, per poi diventare la Roa del Neva dopo il Colle di San Bernardo. Una Roa sicuramente romana come testimoniano i reperti funerari di Vicoforte dei Liguri Bagienni conservati nel museo di Cuneo. Ma è stata anche un punto nodale per l’altra direttrice verso la Val Corsaglia, Colle Termini, Ormea, Pieve di Teco e Oneglia.
Fu poi ai tempi di Carlo Magno I, re dei Longobardi, che si mise mano alla rete dei sentieri preesistenti creando le Roe Marenche vere e proprie.
Roa dell’Olio
Da Viozene sale il sentiero AO7 (Sentiero Italia del CAI) per il Bocchino dell’Aseo (2.292 m) che collegava rapidamente l’altra enclave occitana di Fontane nell’alta val Corsaglia, scendendo sul sentiero E01 del Rio Raschera. Il “bocchino” (passo) deriva il nome dal biasco Asiy, i tafani che tormentavano il bestiame del sottostante “Pian dell’Olio”, dunque niente a vedere con la traduzione “aceto”, ma resta il ricordo di Roa di passaggio dal Tanaro al Corsaglia per il trasporto dell’olio ligure verso il Piemonte. Oggi è transito turistico per il Rifugio Mongioie (1.550 m) sotto la cima omonima, la seconda più alta delle Alpi liguri, dopo il Marguareis (anch’esso sull’Alta Via del Sale).
Le Altre Tracce
Ancora oggi una via del sale ha valenze esotiche e attrae i clienti del settore turismo e outdoor. Alcune Roe Marenche erano molto utilizzate per il trasporto di questo minerale (come nella Val Roia, oggi Roya) proveniente dalle saline della Costa Azzurra, ma in realtà vi si trasportava di tutto, compreso lo scambio di abitudini, di animali, di lavoro e quindi di cultura. Questo, alla lunga, è ancora oggi il vero valore delle Roe Marenche.
Testi ricavati dal libro “In cammino sulle Roe Marenche” di Roberto Croci, edito arabAFenice. (Ottobre 2025)




